Con l’autunno incipiente si ripropone la questione della vaccinazione antinfluenzale: a chi consigliare di farla e chi invece può evitarla? Un dilemma che quest’anno si fa ancora più complesso a causa dalla compresenza di una ben più seria infezione, quella da Coronavirus, che ci spinge a maggior ragione a chiederci quale valore assuma il vaccino antinfluenzale in questo periodo. Ha senso, ad esempio, rendere la vaccinazione obbligatoria così come proposto in alcune Regioni? Ed è vero che nella popolazione vaccinata contro la normale influenza venga facilitata la diagnosi differenziale rispetto alle forme manifeste di Covid-19?

Per indagare la questione chiarendo il contesto pandemico attuale alla luce di possibili complicanze e per offrire opportuni consigli ai decisori politici e alla popolazione, durante un web meeting di inizio ottobre Slow Medicine e Altroconsumo hanno posto queste domande a esperti del settore, tra cui Antonio Bonaldi (presidente di Slow Medicine Italia), Daniele Caldara (area salute di Altroconsumo), Maurizio Bonati (Dipartimento di salute Pubblica dell’IRCCS “M. Negri” di Milano) e Marco Bobbio, segretario di Slow Medicine il quale ha moderato la discussione plenaria finale.
Le risposte? Ecco in sintesi i concetti emersi, domanda dopo domanda:

Ha senso rendere la vaccinazione antinfluenzale obbligatoria?

Per cominciare, un punto fermo: è impossibile rendere la vaccinazione antinfluenzale obbligatoria per la popolazione over 65 e per alcune categorie di lavoratori maggiormente a rischio, come quelli dell’area sanitaria, innanzitutto per due motivi: da un lato le dosi di vaccino disponibili sono insufficienti (secondo i dati rilevati dal GIMBE sarebbe possibile vaccinare solo un italiano su tre) e dall’altro va considerata l’altissima pressione attuale sui servizi di prevenzione delle ASL, oberate di lavoro a causa della pandemia in corso.
Le delibere regionali emanate in Lazio, Puglia e Calabria, con le quali si è proposto di vaccinare parte della popolazione mediante TSO – Trattamento Sanitario Obbligatorio – sono state bocciate sia dai TAR interpellati che dalla Corte Costituzionale e il Ministero della Salute ha emanato una circolare per raccomandare la somministrazione del vaccino nel rispetto della Costituzione e, quindi, per libera scelta.

Il vaccino funziona?

Ad oggi le evidenze scientifiche non hanno fornito un consenso unanime sulla validità del vaccino; i dati raccolti non sono omogeni tra loro rendendo difficile la formulazione di un parere univoco. L’efficacia dei vaccini in questione varia a seconda degli studi esaminati spaziando tra il 20% e il 64% dei soggetti indagati: una forbice troppo ampia per risultare attendibile e in parte dovuta alle differenti tipologie di vaccino esistenti e alle diverse fasce di utenti prese in considerazione. In ogni caso, è da precisare che nessun vaccino può considerarsi efficace al 100% e che nessun vaccino in commercio protegge da tutti i ceppi virali esistenti.

Se si manifestano sintomi simil influenzali in soggetti vaccinati è più facile, per esclusione, fare diagnosi di Covid-19?

Secondo Daniele Caldara questa aspettativa dev’essere radicalmente ridimensionata, proprio alla luce del fatto che nessun vaccino offre una copertura totale contro ogni forma di influenza: i sintomi emergenti in una persona vaccinata potrebbero quindi imputarsi ad agenti patogeni diversi dal Coronavirus rendendo inutile, in questi casi, il precipitarsi al pronto soccorso dell’ospedale più vicino al quale è preferibile la consultazione del medico di base. Per non creare false aspettative e per non alimentare la successiva sfiducia nei confronti delle vaccinazioni in generale, è bene ricordare che l’efficacia del vaccino è limitata mediamente al 40%.
Inoltre quest’anno, come sottolinea Maurizio Bonati, la campagna vaccinale è stata avviata in ritardo: anziché prendere il via come di consueto a inizio marzo, nel 2020 la campagna è iniziata il 4 giugno. Le indicazioni fornite sul tipo di vaccino raccomandato e sulle fasce di popolazione a rischio sono state decisamente vaghe, senza tenere nella giusta considerazione il quadro pandemico attuale. Anche le Regioni si sono mosse in modo difforme acquistando quantitativi diversi di vaccini con differenze sensibili in base alla tipologia ed al costo, a seconda delle possibilità economiche di ciascun Assessorato. Sul mercato infatti sono disponibili più tipi di vaccini che si differenziano sia per dosaggio che per target, cioè per ceppo virale preso in considerazione. Ogni Regione promuove inoltre delle gare di appalto e quindi in ciascuna di esse è possibile reperire vaccini diversi e a costo differente. In generale si può affermare che il vaccino quadrivalente dovrebbe offrire maggiori garanzie di copertura da diversi ceppi di virus.
Al di là di queste considerazioni, valutando le norme precauzionali messe attualmente in atto dalla popolazione a causa del Coronavirus (frequente igiene delle mani, uso delle mascherine, ventilazione assidua dei locali chiusi, distanziamento sociale), possiamo tenere in conto quanto è accaduto nell’inverno appena terminato nell’emisfero australe: le forme influenzali registrate sono state inferiori per numero e per gravità. Quindi le misure attuate per contenere il contagio da Covid 19 sono stati efficaci anche per ridurre i casi di influenza, in tutte le fasce di età e anche nelle persone con stato di salute già compromesso da comorbilità. Possiamo inoltre dare ulteriori consigli per evitare di ammalarsi: dormire per un numero sufficiente di ore, ritagliarsi momenti di attività fisica, prediligere un’alimentazione ricca di frutta e verdura. Concedersi soprattutto, in caso di sintomi, di stare a casa dal lavoro, senza fidarsi troppo di farmaci sintomatici ed evitando di acquistare medicinali che promettono false guarigioni e di cui l’antitrust ha già ricevuto diverse segnalazioni. In poche parole, evitare stress prolungati, riposare il dovuto e non mettere alla prova il sistema immunitario sono fattori che contribuiscono alla salvaguardia della salute.

Sono state individuate categorie di soggetti più a rischio?

Secondo Maurizio Bonati gli anziani fragili affetti da polipatologie e non del tutto autosufficienti sono le persone che potrebbero maggiormente beneficiare del vaccino antinfluenzale. Per i bambini tendenzialmente sani le indicazioni non sono sicure: è possibile che solo un quarto di essi possa realmente giovarsi del vaccino. Per quanto riguarda il personale sanitario, sono a rischio soprattutto coloro che sono a contatto con un pubblico variabile (ad esempio in un pronto soccorso) dove non si sa con chi si viene a contatto. Anche in questo caso comunque il vantaggio non è precisamente quantificabile ed è da ritenersi piuttosto basso.

Il vaccino antinfluenzale protegge anche dal Covid 19?

Alcuni articoli pubblicati sostengono di sì, ma i nostri esperti negano l’attendibilità del risultato ottenuto dagli studi indicati, perché riguardano numeri ridotti di soggetti e quindi la qualità complessiva di questi lavori è bassa. Come ricorda Antonio Bonaldi, bisogna fare attenzione a non estendere i numeri raggiunti attraverso un piccolo campione di popolazione a tutta la popolazione: è uno dei bias più diffusi e se i risultati ottenuti vengono pubblicati e diffusi dai media si propagano false credenze e illusioni pseudo-scientifiche nei lettori.

Per concludere, a quali certezze ci possiamo affidare?

Se si vogliono prendere in considerazione solo i dati certi, sono tre le cose che per Antonio Bonaldi risultano condivisibili:

  1. l’efficacia del vaccino non è assoluta e non è uguale per tutti. Sappiamo però che può essere maggiore per un anziano cardiopatico. 
  2. Chi nonostante il vaccino dovesse presentare sintomi influenzali non si deve precipitare al Pronto Soccorso pensando di aver contratto il Covid.
  3. Le mascherine, il distanziamento, l’igiene delle mani e un’alimentazione sana possono essere molto di aiuto nella prevenzione.

E, aggiungiamo noi, una buona dose di sana attività fisica non può che aiutare a proteggere dallo stress, nonché a potenziare la funzione respiratoria e il sistema cardio-vascolare.

Paola Pirocca, Consigliere eletto nazionale AIFI