Simone Bionda, Marco Bordino e Simone Scaduto sono i tre finalisti della XX edizione del contest Miglior Tesi che dal 2010 premia la miglior tesi dei corsi di laurea in fisioterapia dei due atenei piemontesi: l’Università degli Studi di Torino e l’Università degli Studi del Piemonte Orientale.
Le tre tesi finaliste saranno raccontate in live streaming dai rispettivi autori sabato 6 giugno alle ore 9.30, nella cornice dell’assemblea dei soci; a decretare a quale dei tre lavori spetti il titolo di Miglior Tesi AA 2019/20 saranno proprio i soci connessi da casa.
Per partecipare ed esprimere la propria preferenza compila l’apposito form (clicca qui per registrarti) e assicurati di essere socio AIFI 2020 (clicca qui per diventare socio dell’AIFI).
Nell’attesa, ecco l’intervista in cui Simone Bionda dell’Università del Piemonte Orientale ci regala un piccolo assaggio del suo lavoro dedicato alla relazione tra interocezione e dolore.

Simone, il titolo della tua tesi è “Interocezione. Come la consapevolezza corporea influenza il dolore; una revisione della letteratura”. Come ti sei avvicinato al tema interocezione-dolore e come te ne sei appassionato? 

La mia tesi indaga il rapporto tra interocezione, ossia la consapevolezza interiore dell’organismo, e il dolore, una relazione che consente di inquadrare la patologia da un ulteriore punto di vista rendendone più completo il trattamento.
Studio dopo studio, si è riusciti a ridefinire sempre meglio la complessità del dolore; la comprensione di ogni singolo aspetto può permettere al terapista di individuare immediatamente l’approccio più corretto per il paziente che ha davanti.
Un tema stimolante che mi ha incuriosito da subito, consentendomi di approfondire gli stupefacenti meccanismi del corpo umano.

Un tema rilevante per la professione?

Sì, la relazione tra interocezione e dolore è un tassello importante per comprendere e trattare il paziente nel suo insieme, senza limitarsi a percepirlo solo nella sua specifica patologia. Fortunatamente, ormai ci si è resi conto che dietro ad “una gamba rotta” c’è anche una persona, con le sue infinità di sfaccettature da scovare e osservare. Ed è attraverso la mia tesi che ho cercato, appunto, di evidenziare una sfaccettatura particolarmente importante.

Che sviluppi ci potrebbe riservare la ricerca sul tema interocezione-dolore?

In un futuro prossimo potrebbe essere possibile inserire le ultime tessere mancanti del puzzle della valutazione del dolore: tasselli indispensabili per poter comprendere al meglio quale sia la direzione dare a un programma riabilitativo, riducendo il rischio di errore nella sua elaborazione.
Sarà fondamentale definire una precisa e netta metodologia di valutazione interocettiva per l’inquadramento del paziente; nuovi studi potrebbero sviluppare approcci terapeutici interocettivi mirati da integrare nel piano di trattamento.

Concluso questo capitolo universitario, quali sono i tuoi progetti?

I progetti che si fanno durante l’università sono sempre tanti ma, si sa, trasformarli in realtà è un altro discorso. Al momento sto avviando alcune collaborazioni che mi permettano di fare esperienza e di inserirmi in questo campo professionale. L’obiettivo al momento è costruirmi un futuro legato alla mia realtà territoriale, Valsesia e Bassa Sesia, sradicando falsi miti ancora troppo diffusi e sostituendoli con fatti e teorie fondate su scienza ed evidenza.

 

La tesi di Simone Bionda e degli altri due finalisti Marco Bordino e Salvatore Scaduto sono state selezionate in cieco grazie allo scrupoloso lavoro di squadra di ben 25 valutatori capitanati dalle organizzatrici Greta Rosa e Chiara Liguori: Maria Assunta Alfero, Sabrina Altavilla, Katia Bartucci, Fabio Bernini, Manuela Bianco, Franco Biancofiore, Luciano Braghin, Gabriella Carpanese, Ersilia Di Concilio, Patrizia Fornara, Stefano Fortunato, Viviana Gaggio, Denise Janin, Irene Logozzo, Francesco Maiorano, Marco Minchillo, Gian Maria Monchiero, Renato Petiti, Leonardo Piano, Paola Pirocca, Giorgio Razzini, Alessandra Rubagotti, Elena Rubin, Simone Secci, Cinzia Vaisitti.