La protagonista del numero della nostra rubrica #ExplainingPhysio è la malattia di Parkinson. Qual è il quadro in Italia e in che direzione sta andando? In cosa consiste e su che basi scientifiche si basa un trattamento riabilitativo capace di migliorare la mobilità, la qualità del movimento e l’autonomia riducendo i danni secondari? E quali gli step fondamentali per un fisioterapista che desidera avvicinarsi a questo tipo di approccio? La parola all’esperta Eliana Peirone, fisioterapista ASL CN1, International IBITA Instructor nonché docente del nostro corso La riabilitazione per il paziente parkinsoniano.

Malattia di Parkinson: qual è l’attuale quadro in Italia e quali le previsioni per il futuro?

La malattia di Parkinson (PD) è una patologia neurodegenerativa molto complessa e disabilitante che condiziona in gran misura la qualità di vita del malato e dei care-givers. (Keus SHJ, Munneke M, Graziano M, et al. European Physiotherapy Guideline for Parkinson’s disease. 2014; KNGF/ParkinsonNet, the Netherlands). Colpisce in Italia circa 230.000 persone, delle quali circa il 5% con un’età inferiore ai 50 anni. Si prevede che la prevalenza di tale patologia raddoppierà nel corso dei prossimi venti anni a causa soprattutto del crescente invecchiamento della popolazione generale. (Linee guida italiane aggiornate 2015, SNLG-ISS).

Quali sono le principali basi scientifiche su cui si fonda il trattamento riabilitativo proposto?

Per molto tempo l’unico trattamento proposto ai pazienti con malattia di Parkinson è stato quello farmacologico che agisce su alcuni dei segni e sintomi della malattia quali rigidità e bradicinesia, producendo però importanti effetti collaterali a incremento del dosaggio giornaliero. Data la complessità della patologia il solo trattamento farmacologico non risulta sufficiente per controllare la progressione dei sintomi (motori e non-motori) e le conseguenti limitazioni nelle attività quotidiane e nella partecipazione. Per questa ragione importanti pubblicazioni raccomandano un approccio integrato multidisciplinare e la formazione di équipe riabilitative composte da fisioterapista, logopedista, terapista occupazionale, infermiere, dietologo, neuropsicologo,  sessuologo, oltre che medico generale, geriatra, urologo, cardiologo, pneumologo, neuroftalmologo e neurologo  agendo in modo multicentrico e interdisciplinare con lo scopo unitario di migliorare la qualità di vita del paziente.  (Danique L.M. Raddera et al. J Parkinsons Dis, Apr 2020).
Nel soggetto con Malattia di Parkinson l’intervento fisioterapico ha lo scopo di migliorare la mobilità, la qualità del movimento e l’autonomia e di ridurre i danni secondari.
Le maggiori aree di intervento sono i cambi di postura (sit-to-stand, scendere e girarsi nel letto), l’atteggiamento posturale (generalmente flessione e latero-flessione con sofferenza a lungo termine dei muscoli estensori del rachide, estensori d’anca e ginocchio e adduttori di spalla), le capacità condizionali e coordinative (i sintomi stessi inducono sedentarietà nel paziente, talvolta sfruttata come meccanismo compensatorio per prevenire cadute ma che può indurre patologie secondarie in egual misura che nelle persone non affette da PD), le attività manuali (per le sequenze motorie complesse di cui necessitano: fluidità, coordinazione, destrezza, velocità nel movimento), l’equilibrio (cadute frequenti, difficoltà a cambiare posizione, nelle rotazioni e nel dual task, riduzione di riflessi posturali e propriocezione) e il cammino. Oltre a questi, talvolta è necessario intervenire sulla funzione respiratoria (limitata direttamente dalla patologia o dagli effetti collaterali dei farmaci) e la gestione del dolore (primario, cioè centrale o neuropatico, o secondario, cioè muscoloscheletrico o dovuto a distonia, neuropatico-radicolare o correlato alla stipsi, rispettivamente in ordine di frequenza) (Keus SHJ, Munneke M, Graziano M, et al. European Physiotherapy Guideline for Parkinson’s disease. 2014; KNGF/ParkinsonNet, the Netherlands). L’intervento va iniziato fin dal momento della diagnosi concordato con paziente e care givers per addestrare a cambiamenti comportamentali, per migliorare la forma e funzione fisica o per prevenire complicanze secondarie, al fine di ritardare l’inizio delle limitazioni di attività. (Josefa Domingos et al. J Parkinsons Dis, Aug2018)

Quali sono gli strumenti indispensabili che un fisioterapista che desidera avvicinarsi a questo ambito deve assolutamente acquisire? Qualche consiglio su dove documentarsi?

È necessario che tutti i componenti del team riabilitativo, nello specifico il fisioterapista, siano formati e specializzati nel trattamento del paziente con Malattia di Parkinson. La letteratura internazionale consultabile tramite i principali motori di ricerca è molto ampia. Sono state pubblicate Linee guida nazionali (SNLG-ISS) ed europee (Keus SHJ, Munneke M, Graziano M, et al. European Physiotherapy Guideline for Parkinson’s disease. 2014; KNGF/ParkinsonNet, theNetherlands), tradotte Linee guida per la terapia Occupazionale (ParkinsonNet). All’interno del mio percorso formativo ho avuto la fortuna di incontrare il Dr. Giuseppe Frazzitta, Neurologo di fama internazionale, ideatore del metodo MIRT, trattamento riabilitativo multidisciplinare intensivo, da sempre sostenitore del trattamento riabilitativo non complementare al trattamento farmacologico bensì come intervento fondamentale nella presa in carico del paziente. Ho collaborato con colleghi specializzati ed “esperti” nel trattamento fisioterapico del paziente con malattia di Parkinson come il Dott. Luca Cesana. Ho implementato la mia formazione personale nel Metodo LSVT BIG, trattamento ad alta intensità finalizzato ad incrementare ampiezza e velocità del movimento attraverso la ricalibrazione del sistema sensorimotorio.  

In che direzione sta andando la ricerca in questo ambito? Cosa dovrebbe cambiare affinché la riabilitazione possa essere incentivata nel nostro Paese?

Purtroppo molto spesso l’accesso al servizio pubblico è complesso e piuttosto generico; i pazienti hanno diritto ad un numero esiguo di trattamenti solitamente con bassa intensità, senza aderenza alcuna alle linee guida internazionali. I risultati dell’intervento riabilitativo risultano quindi scarsi e i pazienti spesso perdono fiducia e compliance rispetto al trattamento. La speranza per questi pazienti è che fin da subito possano iniziare trattamenti integrati con  personale specializzato all’interno di team multidisciplinari.

Per approfondire, annotati le date del 6 e 7 novembre: in programma il nostro corso La riabilitazione per il paziente parkinsoniano insieme ai docenti Eliana Peirone e Giuseppe Frazzitta. Sono rimasti pochissimi posti disponibli!